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8.30        corso tutela ambientale
9.30       
10.00       Mercato del sorriso mercato del sorriso
15.00      incontro associazioni
17.00     
17.30 incontro pubblico. Il voto in Europa e in Italia.      
18.00      
18.30 Consiglio di Quartiere      Riunione Commissione
19.30     
20.30   il finanziamento ai Partiti. Incontro pubblico. incontro sul tema dell'omofobia e rapporti con froze di polizia   
21.00     
22.30      
23.30       

News

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Ho formulato una proposta alla Presidente del Quartiere e al Sindaco di bologna.

Posto che il Sindaco ha manifestato l volontà di non destinare i locali al centro sociale Livello 57, propongo di assegnarli in uso all'associazione europea operatori di polizia, un associazione senza scopo di lucro, che ha già lavorato nel quartiere San Vitale e insieme alle Istituzioni.

Ciò consentirebbe di creare un raccordo tra il locale Comando di Polizia Municipale e la zona periferica del territorio, con maggiori benefici sia per i cittadini, che per l'arredo urbano.

0Attendo notizie e sarà mia premura informarvi all'esito degli eventuali colloqui.

 

"Il sindaco rassicura gli artigiani
"Il Lazzaretto non andrà alle Roveri"

La giunta del commissario Cancellieri aveva assegnato al centro sociale gli spazi occupati un tempo dal Livello 57

Non ci sarà un bis dopo il Livello 57: il centro sociale Lazzaretto non andrà in zona Roveri. E' quanto promette agli artigiani il sindaco Virginio Merola in un'intervista alla rivista Speciale Cna industria che sarà diffusa domani.

"Dico che il Lazzaretto non andrà alle Roveri e che sono pronto ad aprire un gruppo di lavoro per progettare insieme la riqualificazione di una delle aree produttive più importanti della regione", è il messaggio del sindaco agli imprenditori della zona.

Un impegno che rassicura gli artigiani, già da tempo sulle barricate all'idea che gli spazi lasciati liberi dal Livello 57 potessero essere presto ripopolati dall'altro centro sociale, come aveva deciso la giunta del commissario Anna Maria Cancellieri. 

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Commenti

Jacob
mercoledì 21 marzo 2012 15.55
potrebbe investire come ha dceiso la Provincia di Roma ecco il testo di una email che sta girando nei blogs di tutta Italia Carissimi,ho ricevuto in questo momento una telefonata da Carla Poli, di rientroda Roma ed entusiasta perche8 la Provincia di Roma ha deliberato l'adozione del suo metodo destinando 28 milioni a euro alla costruzione di impianti di recupero/riciclaggio, altro che inceneritori.Anche le due lauree che ci sono state alla Sapienza tre giorni fa con laPoli come relatrice hanno destato enorme interesse.Chi puf2 metta queste notizie sul proprio sito: i sindaci e tutti coloroche perseverano sulla strada degli inceneritori dovranno sapere che icittadini presenteranno il conto, perche8 scegliere la strada dellaSICURA NOCIVITA' quando puf2 essere evitata NON PUO' ESSERE PERDONATO ANESSUNO!Sempre grazie a Lucia Tamai di Treviso che neanche tre anni fa mipresentf2 la Poli, che ricordo timida e prudente, ma che strada facendo e8diventata davvero una vera forza della natura.Patrizia Gentilini
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lunedì 2 aprile 2012 7.27
Nessuna polemica, Sergio, figuriamoci, anche perché non ce n’è ragione.Alcune note obbligate onde evitare confusioni o fraintendimenti.Uomini Beta è idealmente e culturalmente contiguo ad altri tre blog: “Il volo di Dedalo”, “Maschile Individuale” e naturalmente “Altro senso”.Ciò non significa che fra noi non ci siano peculiarità e sensibilità anche diverse (e infatti è giusto che ciascuno mantenga la propria autonomia), date dal fatto che abbiamo (parlo dei rispettivi fondatori) formazioni e origini in parte differenti.In linea generale però, abbiamo più o meno lo stesso approccio filosofico-interpretativo alla QM, il medesimo “programma politico” e anche una sostanziale unità di intenti.Naturalmente fra noi, come nel caso del sottoscritto e di Rino Della Vecchia ,ma anche di altri, a quanto mi risulta (ed è bene che sia così perché l’amicizia è un mattone fondamentale della vita, e in particolar modo di quella degli uomini), si sono anche sviluppati rapporti di profonda amicizia.Inoltre, come Uomini Beta, pur nella complessiva diversità degli approcci interpretativi, molto spesso anche profonda, dal punto di vista filosofico e culturale, abbiamo un rapporto di confronto leale e costruttivo con i Maschi Selvatici e in particolare con gli amici Cesare e Armando che, come vedi, intervengono abitualmente su questo blog.Proprio la lealtà, la stima e la correttezza di fondo che ha contraddistinto il nostro rapporto con questi ultimi (la stessa stima, lealtà e correttezza che ha caratterizzato il rapporto con gli amici dei summenzionati blog) e in fondo, per diversi aspetti, anche una comune sensibilità, ci hanno portati a stipulare un patto di unità d’azione. Un patto che non scaturisce da una decisione presa a tavolino, ovviamente, ma che si è creato da sé, nel divenire spontaneo delle cose. Poi ci sono altri siti e blog che si occupano di QM che hanno approcci interpretativi ideali e culturali profondamente diversi dai nostri e con i quali, a mio parere, non ci sono le condizioni minime per poter stipulare patti di unità d’azione né tanto meno alleanze strategiche.Naturalmente questo non significa farsi la guerra. Io stesso ho avuto più volte contatti con esponenti di questi movimenti e ho comunicato loro ciò sto dicendo anche a te in questo momento. E cioè che la nostra diversità è troppo profonda e di conseguenza, è molto meglio per tutti che ciascuno porti avanti la battaglia sul terreno che più gli è congeniale e in base alle proprie convinzioni. E poi, come abbiamo detto più volte, chi avrà più filo da tessere lo tesserà…Nel merito della tua osservazione sul Femminismo e le sue origini.Anche noi siamo perfettamente consapevoli che il Femminismo ha attecchito nella sinistra liberal e “politically correct da una parte, sessantottina, post sessantottina e radical-chic dall’altra, entrambe occidentali (cioè un pezzo del “sistema dominante”, né più e né meno che le “destre”, nelle loro svariate salse…). Il problema è che per noi questo è solo uno specchietto per le allodole, non certo l’origine e la causa prima della questione che affonda le sue radici “strutturali” altrove, e cioè in quei processi assai complessi che cerchiamo di spiegare, forse maldestramente, ormai da molti anni e che possono essere sintetizzati in alcuni articoli pubblicati sul sito (il Movimento Beta, “L’emergere storico della QM” e altri ancora).A differenza nostra, invece, molti militanti del Momas (ahimè, tuttora la maggioranza), individuano la “causa prima” proprio in quella “sinistra”, “liberal” o “radical” che sia, che, come hai capito, per noi è solo un aspetto (comunque da non sottovalutare) della vicenda, ma certamente non quello fondamentale, strutturale. Per questi il nemico pubblico numero uno sono le “toghe rosse o rosa”, i partitucoli di ciò che rimane della “sinistra”, le conventicole veterofemministe varie e le redazioni femminil-femministe di diversi organi di stampa della “sinistra” (per non parlare di quando individuano il problema nell’Islam o negli immigrati e le culture di cui sono portatori…). Insomma, per farla breve, il nemico è fondamentalmente la “sinistra” (come vedi ci metto sempre molte virgolette e ti invito a rileggere il mio articolo “Destra e sinistra”). Una volta distrutta questa (comunque figlia del Comunismo, secondo la loro concezione…) e tutte le sue diramazioni politico-giudiziarie, il problema è risolto. Se vogliamo una visione anche un po’”berlusconiana” dell’intera questione, sia dal punto di vista del metodo che dell’orizzonte culturale, assai limitato, a mio parere. Perché così facendo dimostrano, dal mio punto di vista, di non aver compreso nulla di ciò che è accaduto e sta accadendo e della complessità dei processi (di vario genere, su diversi piani e su diversi livelli) in corso, sui quali non mi soffermo in questa sede, rinviandoti alla lettura degli articoli già segnalati.Naturalmente loro penseranno che siamo noi a non aver capito nulla, e va bene così. Nessun problema. E’ la ragione per la quale, come ripeto, non ci sono le condizioni per un percorso comune.FabrizioP.S abbiamo un proficuo rapporto di collaborazione anche con Antifeminist che, come puoi vedere, pubblica molti articoli su questo sito.

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martedì 3 aprile 2012 9.04
“Il fatto che UB si dichiari esplicitamente di sinistra, e che sia l’unico movimento maschile a farlo fin dalla sua dichiarazione d’intenti, non credo autorizzi a classificare automaticamente gli altri movimenti come di dx”. (Armando)Non l’ho mai fatto e di certo non in maniera indiscriminata. Ti riporto di seguito quanto ho scritto nel merito un paio di giorni fa che forse ti è sfuggito:“Uomini Beta è idealmente e culturalmente contiguo ad altri tre blog: “Il volo di Dedalo”, “Maschile Individuale” e naturalmente “Altro senso”.Ciò non significa che fra noi non ci siano peculiarità e sensibilità anche diverse (e infatti è giusto che ciascuno mantenga la propria autonomia), date dal fatto che abbiamo (parlo dei rispettivi fondatori) formazioni e origini in parte differenti.In linea generale però, abbiamo più o meno lo stesso approccio filosofico-interpretativo alla QM, il medesimo “programma politico” e anche una sostanziale unità di intenti.Naturalmente fra noi, come nel caso del sottoscritto e di Rino Della Vecchia ,ma anche di altri, a quanto mi risulta (ed è bene che sia così perché l’amicizia è un mattone fondamentale della vita, e in particolar modo di quella degli uomini), si sono anche sviluppati rapporti di profonda amicizia.Inoltre, come Uomini Beta, pur nella complessiva diversità degli approcci interpretativi, molto spesso anche profonda, dal punto di vista filosofico e culturale, abbiamo un rapporto di confronto leale e costruttivo con i Maschi Selvatici e in particolare con gli amici Cesare e Armando che, come vedi, intervengono abitualmente su questo blog.Proprio la lealtà, la stima e la correttezza di fondo che ha contraddistinto il nostro rapporto con questi ultimi (la stessa stima, lealtà e correttezza che ha caratterizzato il rapporto con gli amici dei summenzionati blog) e in fondo, per diversi aspetti, anche una comune sensibilità, ci hanno portati a stipulare un patto di unità d’azione. Un patto che non scaturisce da una decisione presa a tavolino, ovviamente, ma che si è creato da sé, nel divenire spontaneo delle cose.Poi ci sono altri siti e blog che si occupano di QM che hanno approcci interpretativi ideali e culturali profondamente diversi dai nostri e con i quali, a mio parere, non ci sono le condizioni minime per poter stipulare patti di unità d’azione né tanto meno alleanze strategiche.Naturalmente questo non significa farsi la guerra. Io stesso ho avuto più volte contatti con esponenti di questi movimenti e ho comunicato loro ciò sto dicendo anche a te in questo momento. E cioè che la nostra diversità è troppo profonda e di conseguenza, è molto meglio per tutti che ciascuno porti avanti la battaglia sul terreno che più gli è congeniale e in base alle proprie convinzioni. E poi, come abbiamo detto più volte, chi avrà più filo da tessere lo tesserà…”. (Fabrizio)Come puoi constatare tu stesso, Armando, non ho mai etichettato MS come un movimento di “destra”, né tanto meno, se pensassi questo, potrei stipularci un patto di unità d’azione. Anche per i patti di unità d’azione, spesso, come sai bene, sono comunque necessari dei punti di contatto che vanno al di là della semplice convenienza o utilità dal punto di vista meramente tattico. Esempi, come al solito, se ne possono fare mille, ma è sufficiente citare quello che consentì alle forze antifasciste italiane di riunirsi nel CLN per combattere il nazifascismo. Come ben sappiamo proprio da quel Patto scaturì la Costituzione Repubblicana, sintesi delle differenti posizioni che quella coalizione così eterogenea aveva al suo interno. Ma quelle forze fra loro così diverse (comunisti, socialisti, socialdemocratici, azionisti, cattolici, democratici cristiani, repubblicani, liberali) riuscirono a stare insieme proprio perché condividevano alcuni importanti valori (che si sono concretati nella Costituzione)La mia opinione è che una gran parte, tuttora la maggioranza, anche se lentamente la tendenza si sta riequilibrando (oggi ci sono diversi siti e blog dichiaratamente di sinistra che fino a poco tempo fa non esistevano), degli uomini orbitanti nel movimento maschile, siano attestati su posizioni, culturalmente e politicamente parlando, dichiaratamente di destra. E di una tipologia di “destra” con la quale è impossibile, a mio parere, individuare degli elementi per poter portare avanti una battaglia comune.E secondo me, se vuoi la mia opinione (anche se non sono certo io che devo decidere la linea politica e le “relazioni esterne” dei MS), questo non vale e non dovrebbe valere solo per Uomini Beta, Il Volo di Dedalo, Maschile Individuale o Altro Senso, ma anche per gli stessi Maschi Selvatici.Ma, come ripeto, questo non è certo affar mio e ciascuno è liberissimo di operare nel modo che ritiene migliore…FabrizioP.S. ripeto e sottolineo, con grandissima soddisfazione, che UB non è più il solo punto di riferimento di sinistra, in ambito Momas, come dici tu all’inizio del tuo post. Spero anzi che si moltiplichino i siti,i blog e le associazioni maschili orientate a sinistra e che presto (quando ce ne saranno le condizioni) si possa anche ipotizzare la costruzione di una sorta di federazione unitaria, ciascuno mantenendo la propria autonomia.

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giovedì 5 aprile 2012 6.31
Nel 2001 una riunione dei rettori di nove università americane d’élite chiese “cambiamenti significativi”, come destinare sovvenzioni e borse al personale docente femminile, riservare ad esso i parcheggi migliori nel campus e garantire che la percentuale di donne nel corpo docente corrisponda a quella delle studentesse.Ma in queste storie di messaggi negativi, barriere invisibili e pregiudizi sessuali c’è qualcosa di strano. Il metodo scientifico consiste nell’avanzare ogni ipotesi che possa rendere conto di un fenomeno ed escluderle una dopo l’altra conservando soltanto quella giusta. Gli scienziati apprezzano chi è capace di elaborare spiegazioni alternative e da chi sostiene un’ ipotesi ci si aspetta che confuti le altre, anche le più improbabili. Eppure, nei dibattiti in ambito scientifico è raro persino che si menzioni un’alternativa alla teoria delle barriere e dei pregiudizi. Una delle eccezioni è una scheda che accompagnava nel 2000 un servizio di “Science”, in cui veniva citata una relazione presentata alla National Academy of Engineering da Patti Hausman, studiosa di scienze sociali:La domanda sul perché le carriere nel campo dell’ingegneria non vengano scelte da un maggior numero di donne ha una risposta piuttosto ovvia: perché a loro non piacciono. Ovunque si guardi, si troveranno molte meno donne che uomini affascinate da ohm, carburatori e quark. Rifare i programmi di studi non mi renderà più interessata a imparare come funziona la mia lavapiatti.Una eminente ingegnere, seduta fra il pubblico, denunciò immediatamente quest’analisi come “pseudoscientifica”. Ma Linda Gottfredson, esperta di letteratura sulle preferenze vocazionali, fece notare che Hausman aveva i dati dalla sua parte:”In media, le donne sono più interessate a trattare con le persone e gli uomini con le cose”.I test vocazionali indicano anche che i ragazzi sono più interessati a occupazioni “realistiche”, “teoriche” e “investigative”; le ragazze a occupazioni “artistiche” e “sociali”.Quelle di Hausman e Gottfredson, però, sono voci isolate. Il gap fra i sessi è quasi sempre analizzato nel modo seguente: ogni squilibrio fra uomini e donne in materia di occupazioni e retribuzioni è prova diretta di pregiudizi sessuali, se non nella forma di aperte discriminazioni, in quella di messaggi scoraggianti e barriere invisibili. La possibilità che fra uomini e donne vi possano essere differenze che influiscono sui lavori che svolgono e su quanto guadagnano non può essere menzionata in pubblico, perché danneggerebbe la causa della parità sul lavoro e gli interessi delle donne.E’ questa convinzione che ha fatto sostenere a Friedan e Clinton, per esempio, che non avremo raggiunto la parità fra i sessi finché donne e uomini non saranno ugualmente rappresentati e pagati in “tutte le attività professionali” (quindi anche in miniera…).Nel 1998 Gloria Steinem e Bella Abzug, membro del Congresso, in un’ intervista televisiva definirono l’idea stessa di differenze fra i sessi una “scemenza”, una “sciocchezza antiamericana” e quando ad Abzug fu chiesto se parità fra i sessi significasse numeri uguali in ogni campo (perciò anche in fonderia e nei cantieri…), la sua risposta fu:”Cinquanta e cinquanta, assolutamente”.Quest’analisi del gap fra i sessi è diventata anche la posizione ufficiale delle università. Che i rettori degli atenei d’élite degli Stati Uniti siano pronti ad accusare i colleghi di odiosi pregiudizi senza nemmeno prendere in considerazione spiegazioni alternative (per accettarle o rifiutarle, non importa), dimostra quanto il tabù sia profondamente radicato.Il problema di quest’analisi è che l’ineguaglianza negli esiti non può essere portata come prova di un’ineguaglianza di opportunità, a meno che i gruppi comparati non siano identici in ogni tratto psicologico, cosa che potrebbe avvenire solo se fossimo tabulae rasae (non lo siamo).Ma accennare alla possibilità che il gap fra i sessi sia dovuto, almeno in parte, a differenze fra i sessi rischia di far scoppiare la guerra, specie se a dirlo è un uomo bianco occidentale.Chi osa farlo deve aspettarsi di venir accusato di “volere tenere le donne al loro posto” o di “giustificare lo status quo”. Il che non è meno insensato che accusare uno scienziato che studi i motivi per cui le femmine vivono mediamente più a lungo (salvo in Paesi come il Nepal, il Niger, il Lesotho o lo Zimbawe) di “volere che i vecchi di sesso maschile muoiano”. Lungi dall’essere una manovra architettata dagli uomini per difendere i loro interessi, le analisi che mettono in luce le pecche della teoria della barriera invisibile vengono in larga misura da donne, come Hausman, Gottfredson, Judith Kleinfeld, Karen Lehrman, Cathy Young e Camille Benbow, le economiste Jennifer Roback, Felice Schwartz, Diana Furchtgott-Roth e Christine Stolba, la studiosa di diritto Jennifer Braceras e, con maggiori riserve, l’economista Claudia Goldin e la studiosa di diritto Susan Estrich.

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martedì 10 aprile 2012 7.39
Naturalmente, Sergio, il tuo è un quesito che richiede più risposte da parte dei vari esponenti dei differenti movimenti maschili (siti, blog, associazioni) e non può certo essere il sottoscritto a parlare a nome degli altri.Quindi questa che leggi è solo e soltanto la mia opinione né pretende di essere altro.In linea di massima, per quella che .è la mia concezione di “movimento”, il “Momas (Movimento Maschile) è tuttora ciò che io definisco un movimento prevalentemente di “opinione”, composto da vari siti, blog, e anche qualche associazione, che fino ad ora non è stata in grado di sviluppare una azione significativa a livello sociale e pubblico. Con la sola eccezione, molto importante, del Movimento dei Padri Separati, composto da diverse associazioni, di cui la più significativa (ma non voglio togliere nulla a nessuno, sia chiaro) mi sembra essere la GESEF, presieduta e guidata da Vincenzo Spavone.Quello dei Padri separati è l’unico, al momento, e sempre dal mio punto di vista, definibile come un “movimento”. Composto da uomini in carne ed ossa, auto organizzatisi per difendere i loro diritti calpestati come padri, è stato capace, grazie ad un lavoro tenace e paziente, di ottenere dei risultati, certamente parziali ma significativi, anche dal punto di vista legislativo, il che non è affatto poco. Non solo, è stato l’unico, per le sue caratteristiche e per i temi che affronta, in grado di organizzare pubbliche manifestazioni di piazza e di conquistarsi anche una visibilità a livello mediatico.La mia personale opinione, che tutti conoscono, è che questo movimento, che ha grandi meriti e che appoggio al 100%, ha il limite (e forse non potrebbe essere altrimenti) di essere, diciamo così, corporativo, e, per questa sua caratteristica, di non riuscire a porre la Questione Maschile in tutta la sua complessità e complessività, che va ben oltre la questione in sè, sia pur fondamentale e drammatica, dei padri separati.Non è una critica o un giudizio nei confronti nessuno, sia chiaro. Ma solo una constatazione partendo da quello che è il mio punto di vista sulle cose.Nondimeno, il Movimento dei Padri Separati, al momento è l’unico “movimento reale fatto di uomini in carne ed ossa capace di intervenire concretamente e praticamente nella e sulla realtà, che in ultima analisi è quello che conta di più, sempre dal mio punto di vista.Ciò detto, sarebbe però un errore interpretare queste mie parole come una diminutio di tutte le altre istanze che orbitano nel Momas. Anche scrivere libri, promuovere dibattito, discussione, aprire siti, blog, muovere le coscienze, cercare di sensibilizzare gli uomini, intervenire in pubbliche riunioni, beccandosi la solite dose di insulti e pernacchie (e spesso anche reazioni aggressivi e violente…) significa “fare” movimento, agire concretamente nella realtà. Insomma, ciò che usiamo definire come “prassi”,Anzi, sono convinto che senza questa attività “teorica” alle spalle, anche il movimento “pratico” avrebbe, alla lunga, gambe corte. Non credo sia necessario sottolineare (tutti conoscono la mia concezione) che relazione ci sia e debba esserci fra teoria e prassi…Da questo punto di vista e per quelle che sono le sue peculiari caratteristiche, Uomini Beta, lavora per superare del tutto questa che viene spesso vissuta e interpretata come una contraddizione insanabile…Resta il fatto, e questo è tuttora il suo grande limite, che il Momas, come dicevo prima (con la sola eccezione del movimento dei padri separati), non è riuscito ancora ad uscire da una dimensione, diciamo così, un po’ “carbonara”, se mi passi il termine. Insomma, non ha ancora “bucato”, come usiamo dire sempre, dal punto di vista della visibilità e della sua capacità di promuovere e organizzare un “rapporto di massa” con la grande maggioranza degli uomini.D’altronde, le difficoltà in tal senso, come sappiamo, sono a dir poco enormi . Ci riflettiamo e ne discutiamo spesso e al momento non abbiamo trovato soluzioni . Ma questo è un altro discorso che richiederebbe ben altro spazio e tempo.Fabrizio

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giovedì 12 aprile 2012 2.50
Sandro,non era certo mia intenzione mettere in discussione il nostro approccio analitico alla QM e alla realtà nel suo complesso,ma solo dire che non è certo la sola appartenenza di classe a fare l’uomo. Casomai il concetto di responsabilità e il rapporto che si stabilisce con questa, anche in relazione alla propria appartenenza sociale.Possiamo incontrare uomini degni di essere definiti tali, indipendentemente dalla loro origine sociale. Questo non significa negare la natura di classe (e di genere) del sistema dominante e la necessità del suo superamento, sia chiaro. Ritengo però riduttivo, limitativo e anche fuorviante pensare che un individuo abbia o non abbia un valore solo in considerazione della sua appartenenza sociale. Oppure ancora che il solo fatto di appartenere ad un determinato ceto sociale (dal nostro punto di vista quello popolare) sia di per sé una garanzia o una patente di onestà e virtù.L’essere umano è una realtà complessa, come sappiamo. E la sola appartenenza di classe non può di certo costituire un elemento sufficiente per considerare il valore di un singolo individuo, che si compone di tanti aspetti, fortunatamente. Diverso è se, dall’aspetto individuale, passiamo ad analizzare i fenomeni nella loro complessività. Allora l’elemento dell’appartenenza di classe (e il concetto di responsabilità a cui sia te che io facciamo riferimento) assume necessariamente un diverso significato. Su questo non c’è alcun dubbio.Cito un esempio che credo possa aiutarci a comprendere la questione. L’assemblea costituente che scaturì dalla Rivoluzione Francese, per anni, subito dopo la Rivoluzione, si interrogò sulla necessità o meno di giustiziare il deposto re Luigi XVI. Naturalmente i moderati erano contrari mentre i radicali (che prevalsero) erano favorevoli alla sua esecuzione.Robespierre, che naturalmente era fra questi ultimi, pronunciò un memorabile e bellissimo discorso (indipendentemente dal giudizio di ciascuno sul personaggio) che merita di essere letto nel quale sostanzialmente sosteneva che una Rivoluzione Epocale come quella francese non poteva lasciare in vita il simbolo stesso dell’assolutismo, dell’oppressione e del privilegio di casta . Il re DOVEVA essere giustiziato e non certo per un problema di natura personale, ma per ciò che egli rappresentava. Lo stesso concetto vale per tutti gli altri episodi di questo genere. Pensiamo forse che Cromwell o Lenin avessero problemi di natura personale rispettivamente con Carlo I e con lo zar Nicola? Forse qualcuno del CLN che decise la condanna a morte di Mussolini poteva averne , ma non c’è dubbio che anche quella decisione fu di natura esclusivamente politica, non certo personale.Capovolgiamo la questione e avremo lo stesso risultato(ma in termini positivi). La grandissima maggioranza dei leader rivoluzionari di tutto il mondo (non solo politici ma anche filosofi e letterati) non proveniva certo dalle classi subalterne; al contrario questi erano quasi sempre di estrazione borghese se non addirittura aristocratica. Tu mi risponderai (e io sono d’accordo con te) che questo è normale perché è ovvio e scontato che le classi subalterne non hanno certo le stesse possibilità di accesso alla conoscenza che hanno le classi dominanti. Verissimo.Tuttavia, e proprio questo esempio lo dimostra , negli esseri umani esiste (fortunatamente) un margine di irriducibilità, indipendentemente dalla loro collocazione sociale. Ne potremmo fare tanti altri, ovviamente, ma credo che ci siamo capiti sul concetto. Sia la sociologia che la psicologia spiegano, con differenti approcci, come anche nei contesti socio-culturali più pervasivi e totalizzanti, esista questa “irriducibilità”da parte di alcuni gruppi e soprattutto individui. E proprio la stessa nostra esistenza e del movimento maschile dimostra questo. Pensaci. Non possiamo neanche escludere a priori l’ipotesi che nel futuro qualche cosiddetto “maschio alpha dominante”, scelga di aderire al nostro movimento, invece di pensare a godersi i piaceri che la sua condizione gli garantisce. Non sarebbe certo la prima volta che accade nella Storia…Fabrizio

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