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Basell Italia

 

Presso la sede della società Basell Poliolefine Italia di Terni, gli operai sono preoccupati, perché i vertici aziendali hanno deliberato la chiusura dell’impianto entro breve termine.

Ho immaginato i volti di centinaia di operai, dei loro bambini e delle loro bambine, delle mogli, dei nonni e delle nonne, che fino a poco tempo prima consideravano quell’azienda come un investimento sicuro per il futuro delle loro vite. E invece, la chiusura della Basell non comporterà solo la perdita di un lavoro, ma la perdita di un riferimento, di un punto focale sul quale molte vite erano state costruite e che oggi, a causa delle decisioni adottate, sono costrette a stringere forte a sé i sacrifici di una vita di lavoro.

Alla Basell gli operai lavorano,  alla Basell i macchinari producono le merci, ma alla Basell i mezzi di trasporto sono fermi, perché un lavoratore non può essere licenziato così, come persona, non può essere privato della possibilità di far crescere la sua famiglia e di veder calpestato l’amor proprio. Questo sta accadendo alla Basell di Terni. Gli operai hanno preferito rinunciare al salario da subito, piuttosto che fra due o tre o quattro mesi, ma con la salvezza dei loro principi e delle loro idee.

Con la chiusura dell’impianto, centinaia di famiglie resteranno senza la principale fonte di sostentamento e dovranno perciò rinunciare a progetti, idee, speranze e realtà, che avevano, con molta fatica, costruito.

Ci sono molte aziende di grandi dimensioni che hanno già cessato l’attività, e ve ne saranno altre che seguiranno il loro esempio.

Io mi chiedo (con un grande nodo allo stomaco e l’incapacità di esprimere tutto il mio dolore, se non attraverso una piccola, semplice e calda lacrima che da sola dovrebbe contenerlo): ci hanno insegnato che dobbiamo essere solidali, che dobbiamo aiutarci gli uni con gli altri e che il bene più grande è la vita di ogni individuo.

Però, oggi, io vedo di nuovo poche persone che detengono immense ricchezze e che parlano agli uomini di crisi, di economia e di riforme.

La vera riforma sarebbe quella di avere il coraggio di rinunciare all’eccesso (non al superfluo, ma all’eccesso, che va ben oltre il superfluo) per un bene comune: la rinascita materiale e morale di una cittadinanza. Insieme, cittadini, Istituzioni e soggetti economici privati. Insieme per un bene più grande e più ambito del profitto: la pace sociale. Perché dove c’è lavoro, istruzione, assistenza sanitaria e rispetto delle leggi, lì c’è una comunità di persone che vive in armonia e ognuno riceve secondo il proprio talento.

Questo, però, è tanto più difficile da realizzarsi, quanto più facile è parlare di crisi con almeno 10.000 euro al mese netti assicurati.

E’ giusto che persone dedite ad una professione o ad un’attività che fornisce beni, servizi o altra utilità a plurime altre persone, ricevano un compenso maggiore, ma esso dovrebbe sempre rispettare i canoni della ragionevolezza e della ponderazione, senza mai sconfinare nella assenza di limiti.

Io desidero ricordare le persone che oggi, questa notte e nel prossimo futuro, stanno chiedendo a gran voce il rispetto per sé stesse, per le loro famiglie e per un giusto equilibrio tra lavoro e danaro, di un diritto fondamentale: il diritto al lavoro.

Rispettiamo il lavoro e le persone che lo svolgono, cerchiamo di creare occupazione regolare, stabile e duratura. Forse, avremo un modello di società più vicino ai valori che nostro Signore predicava alle genti duemila anni or sono e che le società civili di tutto il mondo cercano di attuare per il bene di molti.

Chiedo che chiunque abbia il potere o la semplice facoltà di evitare l’ennesima tragedia del lavoro nel nostro Paese, intervenga a sostegno e in difesa, nei fatti più che con le parole, dei lavoratori che sono impegnati presso lo stabilimento della Basell Italia di Terni, per chiedere il rispetto di un diritto, ancora ad oggi, nel nostro Paese, garantito: il diritto di lavorare per vivere.

Grazie.

Amedeo Bianchi

 

Commenti

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venerdì 19 marzo 2010 20.49
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